Avvocato Matrimonialista

La crisi della famiglia al tempo del covid-19. La parola agli esperti: l’avvocato Candelise e la criminologa Stella

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L’emergenza da Covid-19 che, in maniera altamente democratica, ci siamo improvvisamente trovati a dover affrontare è sicuramente senza precedenti ed ha cambiato repentinamente le abitudini quotidiane stravolgendo tutti i nostri equilibri. Assistiamo ad una vera e propria emergenza sociale, i cui effetti negativi oltre che sul fronte della salute e dell’economia, si stanno ripercuotendo inevitabilmente anche nella vita coniugale e più in generale familiare. La Nuova Calabria ha voluto affrontare la tematica da due punti di vista, quello giuridico e quello psicologico, ecco perché abbiamo posto delle domande a due professioniste di settore di Cosenza: l’Avvocato matrimonialista e penalista della famiglia Federica Candelise, responsabile della sezione giovani dell’AMI (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani) e la Dottoressa Elisa Stella, psicologa-psicoterapeuta, criminologa – docente AISF di Psicologia Investigativa e Forense. Partiamo dal primo aspetto che è quello relativo alla convivenza forzata in casa per le coppie, costrette a stare insieme per un tempo indefinito al quale, nella maggior parte dei casi, non erano abituate. Quali conseguenze dobbiamo aspettarci in questo senso? È  vero che potrebbe esserci un aumento di separazioni e divorzi? Avv.Candelise: “Effettivamente se da un lato ci sono coppie che si sono ritrovate attraverso un nuovo modo di vivere la loro quotidianità, approfittando di un tempo a cui non erano abituati da trascorrere insieme piacevolmente, dall’altro lato l’obbligo di condividere tempi e spazi ininterrottamente per molti sta diventando un problema insormontabile. Questo può dipendere da vari fattori quali crisi di coppia pregresse mai superate, problemi economici accentuati dal lockdown che causano ulteriori tensioni, il disagio di dover condividere gli stessi spazi in appartamenti talvolta molto piccoli senza la possibilità di isolarsi neanche per un momento ed infine, non di rado, anche la maggiore facilità di scoprire un tradimento (magari perchè il partner ha lasciato incustoditi pc/telefono/tablet per un tempo più prolungato rispetto alle sue normali abitudini..!) Già dalla Cina abbiamo ricevuto dati allarmanti in questo senso dall’inizio della pandemia, con un boom di divorzi che non si era mai registrato prima e che non lascia presagire nulla di buono anche per il nostro Paese. C’è da dire che noi avvocati stiamo facendo il nostro per aiutare i clienti ad affrontare le conseguenze relazionali da quarantena forzata, ma le numerose richieste di consulenza al fine di separarsi continuano ad arrivare e non lasciano spazio a molti dubbi”. Dott.ssa Stella: “L’emergenza epidemiologica ci ha esposto maggiormente alla nostra vulnerabilità, abbiamo attraversato varie emozioni e sensazioni e per moltissime coppie si è creato uno scenario assolutamente singolare: viversi h24. La quarantena sta agendo come una lente di ingrandimento su situazioni preesistenti e così gli scenari possibili in coppia sono vari. Per la coppia nella fase dell’innamoramento (che è ben diversa dall’amore) questo ha consentito piacevolmente un momento fusionale-simbiotico, intriso di sogni, coccole, effusioni, passione. Per le coppie sane che hanno avuto una normale evoluzione verso un rapporto maturo, in cui si è passati dall’innamoramento all’amore, in una relazione instaurata tra due persone che si sentano di eguale valore l’una rispetto all’altra, capaci di condividere stati d’animo, pensieri, malumori e paure è stata un’occasione per costruire ogni giorno lo scenario oltre il problema. Per chi, invece, si trova in una coppia “disfunzionale” questa “vicinanza” è divenuta soffocante ed esplosiva. Tutte le tensioni che erano rimaste sopite, nascoste dai ritmi frenetici della vita quotidiana sono uscite allo scoperto. La coppia come sistema vivo, che quindi attraversa fasi vitali definite (l’innamoramento, la nascita della coppia, lo stabilizzarsi della coppia, l’amore maturo) potrebbe sperimentare una “crisi evolutiva”, se una tappa o una fase non viene affrontata in modo adeguato o una “crisi strutturale” che riguarda, invece, il disaccordo sui grandi temi organizzativi della coppia (la gerarchia, i ruoli, i limiti, la coesione, l’adattabilità, i modelli di interazione e comunicazione) o, ancora ci potrebbe essere una “crisi inaspettata” per quelle coppie che stanno attraversando in questo periodo la morte di un caro, una grave malattia, la perdita del lavoro, ecc. A livello psicologico, dunque, le cause di una crisi sentimentale in questa condizione che può generare stress estremo possono essere varie e diversificate e potrebbe essere necessario farsi chiarezza e avere una maggiore consapevolezza in modo da fare scelte che siano libere e protettive”. Ulteriore problema non di poco conto, di cui spesso si sta parlando, riguarda le coppie già separate con figli minori. Il genitore non collocatario può frequentare i figli nonostante le misure restrittive per il contenimento del contagio da coronavirus? Avv.Candelise: “In base all’art. 13 dell’attuale decreto governativo dell’8 marzo 2020, il governo ha stabilito che il diritto/dovere di frequentazione dei minori da parte del genitore che di fatto non vive con essi non sia affatto sospeso. A confermare ciò sono intervenuti recenti provvedimenti emessi da diversi Tribunali (ad es. il decreto dell’11 marzo 2020 Trib. Milano; Trib. Roma 7 aprile 2020) i quali, nell’ambito di procedure urgenti, hanno ordinato la prosecuzione degli incontri in ottemperanza alle statuizioni di separazioni e divorzi. Occorre però considerare che ogni situazione può essere profondamente diversa da un’altra, ragion per cui il diritto del figlio di incontrare il genitore col quale non vive abitualmente va sempre commisurato al prevalente interesse di non mettere a rischio la salute del minore. Si dovrà applicare ora più che mai il buon senso, tenendo conto di alcuni parametri quali: la distanza geografica tra genitore non collocatario e figli; la provenienza o meno del genitore dalle “zone rosse”; un’attività lavorativa che possa esporre ad un alto rischio di contagio; la grandezza dell’appartamento in cui dovrebbe essere portato il figlio tale da consentire agevolmente di mantenere la distanza di sicurezza e così via. Qualora vi siano concreti rischi per l’incolumità psicofisica del minore è consigliabile in ogni caso che gli incontri siano sospesi, assicurando la propria presenza attraverso telefonate audio e video in attesa di tempi migliori”. Dott.ssa Stella: “Come per ogni decisione relativa a minori non dovremmo mai dimenticare che al primo posto va il minore. Come affermato dall’avvocato Candelise “si dovrà applicare ora più che mai il buon senso” e i genitori separati o divorziati hanno la responsabilità di condividere l’interesse del bambino e di non esporlo ad ulteriori fonti di malessere, oltre quelle legate alla situazione di emergenza sanitaria in corso. In questa particolare situazione è fondamentale ascoltare i loro bisogni e garantire loro stabilità affettiva, dar voce alle paure, fornire spiegazioni semplici e chiare, far sentire che entrambi sono presenti accanto a loro evitando di triangolare il bambino e di porlo in una situazione emotivamente difficile. Gli spazi che abitano devono rappresentare luoghi sicuri e non essere luoghi di disagio o scenario di conflitti distruttivi. L’amore incondizionato da parte dei genitori prescinde dagli eventi avversi della vita e sicuramente anche dalla emergenza epidemiologica di Covid-19”. Un ultimo aspetto fondamentale che vale la pena affrontare riguarda le situazioni di violenza domestica, inasprite dalla convivenza forzata. Cosa si può fare in concreto per aiutare chi si trova in serio pericolo, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo? Avv. Candelise: “La violenza domestica e di genere rappresenta un fenomeno di emergenza assoluta, soprattutto allo stato attuale. Si stima in questo periodo un aumento del 74% di fatti di violenza consumati tra le mura domestiche (dato reso dai centri antiviolenza); nonostante questo si sta registrando un numero esiguo di effettive denunce-querele, anzi una vera e propria diminuzione che non rassicura affatto. Si teme che il motivo che spinga i soggetti più vulnerabili, in particolar modo le donne, a non denunciare sia da ricercare prettamente nella paura giustificatissima di scatenare ancor di più l’ira del convivente violento. Accanto a ciò permane un serio sconforto spesso dettato dall’errata convinzione che, in un periodo in cui tutto è praticamente sospeso, sia di fatto poco effettiva una vera tutela per le vittime. Mi preme specificare che, sebbene l’attività dei Tribunali sia al momento fortemente ridotta, per le situazioni di assoluta necessità (come nel caso di una situazione di violenza) la macchina giudiziaria non si è affatto fermata. È  chiaro che in questi casi l’opera degli avvocati e degli psicologi sia fondamentale, per suggerire alla vittima il percorso migliore da intraprendere. Se ad esempio non si sono ancora consumati fatti gravi si suggerisce alle vittime di non raccogliere le provocazioni del compagno verbalmente violento, in modo da provare ad attenuare i contrasti in quanto allontanarsi dalla propria abitazione non è sempre semplice viste le misure di distanziamento sociale tuttora in vigore. Nei casi invece di serio pericolo il consiglio più utile che si possa dare è quello di denunciare sottolineando che, i moduli per l’autocertificazione necessari per poter circolare, prevedono tra i motivi che legittimano gli spostamenti anche la denuncia di reati. Segnalo infine il numero di soccorso 1522 (che si può facilmente contattare anche scaricando apposita App sul telefonino), con l’invito a non avere paura di farsi aiutare, in tutti i modi possibili”. Dott.ssa Stella: “Il coronavirus non ha cambiato la violenza contro le donne nelle relazioni di intimità, la convivenza forzata ha solo accelerato le aggressioni come avviene per esempio durante la festività o i weekend, ma ciò avviene per mano di uomini che sono violenti, che mettono in atto un controllo e un dominio nella relazione perché hanno introiettato profondamente una gerarchia di ruoli che vede la donna subordinata nella relazione. La violenza non capita improvvisamente e non sempre si esprime con aggressioni fisiche ma con il controllo, con la violenza psicologica. La relazione patologica era già consolidata. È  fondamentale che la vittima impari ad esser obiettiva e consapevole di ciò che sta accadendo e che scelga di voler affrontare la separazione. Quando la donna vive all’interno di una totale sottomissione e dipendenza immagazzina in memoria l’idea di essere impotente e di non avere il controllo occorre, dunque, liberarla da questi schemi di pensiero disfunzionali attivando un’elaborazione sana e adattiva che le consenta di vedere le alternative e ripristini la capacità di gestire le proprie reazioni all’evento. Alleandosi con uno specialista è possibile affrontare il dolore legato alla propria storia personale, ristabilire l’autostima e l’autonomia della vittima, distrutte dall’aggressore, lavorare sull’accettazione di sé e sugli schemi di relazione distorti che ci sono alla base di queste situazioni. Durante l’emergenza è consigliabile non rivelare l’intenzione di lasciare il partner perché instaurerebbe in quest’ultimo comportamenti ancora più violenti. Si deve però acquisire una sempre maggiore consapevolezza e determinazione di farlo una volta passata l’emergenza. In caso di emergenza chiamare: Linea di aiuto sulla violenza, multilingue e attiva 24 ore su 24 in tutta Italia: 1522, chiamata gratuita. Carabinieri: 112 Polizia: 113 Emergenza sanitaria: 118”.
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